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Shilo

Shilo e il monte Garizim: i due luoghi santi sono sempre stati meta di pellegrini e studiosi per il loro indissolubile richiamo alla presenza divina. La collina di Shilo (Tell Seilun) dista 41 chilometri da Gerusalemme, in direzione nord. La città di Shilo in epoca biblica non era molto estesa, anche se ebbe un’importanza notevole. La presenza dell’Arca e della Tenda del Convegno segna gli inizi dell’insediamento di Israele nella Terra promessa. Giosuè e il sommo sacerdote Eleazaro completarono a Shilo la distribuzione della terra alle cinque tribù della Galilea, di Beniamino e Simeone. Il gesto sacro del sorteggio conferiva all’eredità degli israeliti un sigillo divino definitivo
(Gs 18,1.8-10; 19,51). Il santuario di Shilo estese la sua influenza tanto che ogni anno era meta di pellegrinaggio (Gdc 21,19): si facevano visite, sacrifici e voti (1Sam 1,3). Sul versante politico, il ruolo di Shilo emerge nella fase finale dell’epoca dei Giudici. Allora custode del santuario era il sacerdote Eli. Quando i suoi figli Cofni e Pincas portarono l’Arca in battaglia contro i filistei ad Afeq, furono sconfitti e uccisi. L’Arca divenne bottino di guerra e custodita nel tempio di Dagon in Ashdod (1Sam 4).

La figura di Samuele, profeta e giudice «su tutto Israele», si delinea nel contesto della guerra
ai filistei. Elcana e Anna, i suoi genitori, di consueto salivano a Shilo ogni anno per pregare.
Una volta Anna fece il voto di consacrare il figlio, avuto per grazia divina, al servizio del santuario (cfr. 1Sam 1-3). Il cantico che lei innalza a Dio come ringraziamento preannuncia il Magnificat di Maria:

«Il mio cuore esulta nel Signore, la mia fronte si innalza grazie al mio Dio… La sterile ha partorito sette volte e la ricca di figli è sfiorita… Solleva dalla polvere il misero, innalza il povero dalle immondizie» (1Sam 2,1ss.).

Dopo la sconfitta con i filistei (1Sam 4), la casa di Yhwh (il tempio) fu bruciata e Shilo cessò di essere un centro religioso per l’antico Israele (Ger 7,12; 26,16; Sal 78,60).

Le rovine di Shilo – approfondimento archeologico

Tell Seilun, nome arabo di Shilo, è stato scavato in varie riprese, negli anni 1922-1932 e poi 1963-1967 da due spedizioni danesi. Negli anni 1981-1984 l’israeliano I. Finkelstein ha scavato la sommità del Tell facendo luce sui periodi pre-biblici (Medio e Tardo Bronzo), sull’epoca delle origini
di Israele (XI e X secolo a.C.) e sul periodo israelitico (X-VI secolo a.C.). Nell’estate del 2012 è iniziata una nuova campagna di scavo che interessa una vasta area a sud-ovest della collina. Secondo i primi risultati i resti monumentali rinvenuti sono della città israelitica e del periodo post-esilico (X-IV secolo a.C.).

La città si estende a due quote: in alto, sulla collina, si trovano i resti della città cananea e israelitica
(II e I millennio a.C.); la città romano-bizantina, invece, occupa il settore pianeggiante a sud della collina. Il primo edificio che si incontra è il monumento detto Weli Sittin, forse in origine una sinagoga (a giudicare da alcuni motivi decorativi di stile giudaico).
Subito a est del weli musulmano si trova la moschea es-Sittin (dei sessanta), che risale all’epoca
omayyade (VII secolo d.C). Poco dopo il weli Sittin si incontra la prima chiesa bizantina chiamata la “chiesa dei pellegrini”; Bellarmino Bagatti preferiva chiamarlo “monastero”. Si compone di una cappellina (5 x 12 metri) con alcune stanze nelle adiacenze a nord e a ovest. Nel pavimento
mosaicato del diaconicon si legge l’iscrizione: «Per il riposo di Porfirio e di Giacobbe suo fratello». Sopra l’iscrizione sono visibili le figure di due cervi e due pesci affiancati a un albero di melograno.
La più antica chiesa bizantina di Shilo si trova circa 200 metri più a nord e ha la pianta di una basi-
lica a tre navate (15 x 18 metri). Il mosaico, molto rovinato, presenta disegni geometrici e floreali.
Nel nartece si legge l’iscrizione dedicatoria: «Ricordati Signore del servo Zaccaria, e dello scrittore, per il loro bene». Si ritiene che questa chiesa risalga al IV secolo e fu visitata da san Girolamo e dai pellegrini d’epoca bizantina. A ridosso del tell si incontra la moschea detta Majda (la tavola)
posta sotto un vecchio terebinto. Il nome arabo è weli el-Yatin. A questo punto si sale sulla collina di Tell Seilun, dove si possono visitare i resti del Bronzo Medio e del periodo israelita. Nel settore settentrionale le mura si sono conservate per alcuni metri di altezza. La città del Bronzo Medio, che poteva ospitare circa 400 abitanti, fu distrutta nel corso del XVI secolo a.C. da un violento incendio, le cui ceneri sono state trovate in tutte le trincee.

Ci si domanda dove fosse il santuario di Samuele, ma a tutt’oggi non ci sono risposte soddisfacenti. Da vari indizi e dall’estensione della città si deduce che il santuario doveva occupare la sommità della collina, ma di esso non è rimasta alcuna traccia. La città fu distrutta verso la metà dell’XI
secolo a.C., probabilmente ad opera dei filistei.

Tratto da “Escursioni bibliche in Terra Santa”, Edizioni Terra Santa, Milano – pp. 38-41